1.1 Programma di Ricerca di tipo: interuniversitario
Area Scientifico Disciplinare: Scienze politiche e sociali(55%), Scienze giuridiche (45%)
| La cittadinanza tra inclusione ed esclusione: contenuto teorico e suggestioni operative | |
| Citizenship, Inclusion and Exclusion: Theoretical Issues and Practical Implications |
| Q05B | Q01A | N20X | N21X |
| APPARTENENZA; CITTADINANZA; CITTADINANZA EUROPEA; DIRITTI SOCIALI; INCLUSIONE/ESCLUSIONE; MASS MEDIA; NAZIONE; NUOVI DIRITTI; STATO DI DIRITTO | |
| CITIZENSHIP; EUROPEAN CITIZENSHIP; INCLUSION/EXCLUSION; MASS MEDIA; MEMBERSHIP; NATIONALITY; NEW RIGHTS; RULE OF LAW; SOCIAL RIGHTS |
| Cognome: | DAL LAGO |
| Nome: | ALESSANDRO |
| Qualifica: | professore ordinario |
| Data di nascita: | 02/09/1947 |
| Codice di identificazione: | DLLLSN47P02H501Y |
| Università: | Università degli Studi di Genova |
| Facoltà: | Facoltà di scienze della formazione |
| Settore: | Q05B |
| Dipartimento: | Scienza dei processi conoscitivi del comportamento e della comunicazione |
| Telefono: | 010/2095303 |
| Fax: | 010/2095306 |
| E-mail: | dallago@sdf.unige.it |
Nato a Roma nel 1947. Laurea in Scienze politiche, Università di Pavia, 1970. Borsista in sociologia, Università di Pavia (1971-1974), Contrattista in sociologia, Università di Pavia (1974-1978) e Università di Milano (1978-1982), Ricercatore, Università di Milano (1982-1991), Visiting Professor di Teoria sociale, University of Pennsylvania (1991-1992), Professore associato di Sociologia, Università di Bologna (1992-1994), Professore straordinario di Sociologia dei processi culturali, Università di Genova, dal 1994. Preside della Facoltà di Scienze della formazione, Università di Genova, dal 1996. Direttore per il periodo 1998-1999 della "Rassegna italiana di sociologia". Principali settori di ricerca: teoria sociologica, storia del pensiero sociologico, devianza e controllo sociale, sociologia della cultura, fenomeni migratori. |
Alessandro Dal Lago was born in Rome in 1947. B.A. in Political Science, University of Pavia, 1970. Doctoral studies in Sociology, University of Pavia (1971-1974). Research assistant, University of Pavia (1974-1978) and University of Milan (1982-1991). Visiting Professor of Social Theory, University of Pennsylvania, School of Arts and Sciences (1991-1992), Associate Professor of Sociology, University of Bologna (1992-1994), Full Professor of Sociology, University of Genoa, since 1994. Dean of the School of Educational Studies, University of Genoa, since 1996. Chief Editor of the "Rassegna italiana di sociologia", since January 1998. Main fields of research: Social Theory, History of Sociological Thought, Deviance and Social Control, Sociology of Culture, Migration Studies. |
| Nº | Responsabile scientifico | Qualifica | Settore disc. | Università | Dipart./Istituto | Mesi/uomo |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | COSTA PIETRO | professore ordinario | N19X | Università degli Studi di Firenze | Teoria e storia del diritto | 88 |
| 2 | DAL LAGO ALESSANDRO | professore ordinario | Q05B | Università degli Studi di Genova | Scienza dei processi conoscitivi del comportamento e della comunicazione | 171 |
| 3 | MURA VIRGILIO FEDERICO | professore ordinario | Q01A | Università degli Studi di Sassari | Economia, istituzioni e società | 68 |
| 4 | PITCH TAMAR | professore associato | Q05F | Università degli Studi di Camerino | Studi storico-giuridici, filosofici e politici | 30 |
| 5 | REALE MARIO | professore ordinario | Q01A | Università degli Studi di Roma "La Sapienza" | Studi filosofici ed epistemologici | 66 |
| 6 | RIPEPE EUGENIO | professore ordinario | N20X | Università degli Studi di Pisa | Diritto pubblico | 92 |
| 7 | SBARBERI FRANCO | professore associato | Q01A | Università degli Studi di Torino | Studi politici | 66 |
| Personale universitario dell'Università sede dell'Unità di Ricerca (docenti) | 403 | Mesi/uomo |
| Personale universitario dell'Università sede dell'Unità di Ricerca (altri) | 0 | Mesi/uomo |
| Personale universitario di altre Università (docenti) | 0 | Mesi/uomo |
| Personale universitario di altre Università (altri) | 0 | Mesi/uomo |
| Titolari di borse post-dottorato | 19 | Mesi/uomo |
| Titolari di borse dottorato | 122 | Mesi/uomo |
| Personale a contratto | 37 | Mesi/uomo |
| Totale | 581 | Mesi/uomo |
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Disponiamo di una grande quantità di dati relativi ai singoli autori (giuristi, filosofi, politici) che 'incrociano' il tema cittadinanza; disponiamo anche di una grande quantità di informazione relativa ai temi, connessi ma distinti, dello Stato e della sovranità. Manca però ancora un tentativo di analisi complessiva che metta a frutto i dati disponibili facendoli convergere sul tema del rapporto fra individuo, diritti e comunità politica in un'ottica che non privilegi l'ordinamento, ma il soggetto e la sua rappresentazione. E manca di conseguenza anche una tematizzazione, a partire da una tale analisi, del problema dell'attuale potere esplicativo della nozione di marshalliana di cittadinanza. Occorre domandarsi se questa nozione, elaborata negli anni '50 per legittimare l'avvento del Welfare State, sia capace di costituire il contenitore teorico-giuridico dei nuovi rapporti tra Stato e soggetto che si vanno oggi delineando. La ricerca si incentrerà su due tematiche principali: la ricognizione storico-teorica della nozione di cittadinanza e l'analisi teorico-sociologica dei suoi limiti. Per quanto concerne la prima tematica gli obbiettivi principali sono i seguenti: 1) L'analisi storico-teorica del concetto di cittadinanza. Si tenterà di ricostruire storicamente la rappresentazione del nesso fra soggetti, diritti, appartenenza, comunità politica che si è venuta formando nei principali itinerari filosofico-politici e filosofico-giuridici che hanno caratterizzato il mondo nord-occidentale in epoca moderna e contemporanea. Si cercherà inoltre di verificare la correttezza e la plausibilità della tesi secondo cui è in corso una transizione da un modello di cittadinanza civico-nazionalistica ad uno cosmopolita-globalista. 2) L'esame di alcune tradizioni nazionali che appaiono particolarmente significative per i loro caratteri 'idealtipici': per l'esperienza europea Gran Bretagna, Francia, Germania, e per l'esperienza delle c.d. 'società di immigrazione', Stati Uniti, Canada e Australia. 3) Lo studio del concetto di 'Stato di diritto' ('Rechtsstaat', 'Rule of law') in diversi contesti storico-teorici. Questa è infatti la forma politico-giuridica entro cui si svolge il rapporto fra individuo, diritti e comunità politica, nell'età moderna e contemporanea. 4) L'esame del rapporto complesso che nell'età moderna e contemporanea si è venuto a delineare tra cittadinanza e nazionalità, in virtù della duplice declinazione della 'nazione' in termini di demos ed ethnos. In particolare si intende studiare l'impatto su questa problematica dell'emergere dell'idea di 'cittadinanza duale'. 5) L'analisi dello status di cittadino dell'Unione Europea introdotto dal Trattato di Maastricht (febbraio 1992) agli articoli da 8 a 8e. L'attenzione si concentrerà sulla nozione di cittadinanza europea, sulla sua capacità inclusiva, sulla sua dimensione sociale e sul suo impatto sulle diverse tradizioni nazionali. Si analizzeranno inoltre le istituzioni e i meccanismi giuridici finora sviluppati e quelli che appaiono necessari per la sua implementazione. Per quanto concerne la seconda tematica gli obbiettivi sono i seguenti. 1) In relazione ai limiti intrinseci della nozione marshalliana si intende sviluppare l'ipotesi che l'intera evoluzione dei diritti di cittadinanza sia stata accompagnata da politiche di controllo sociale miranti a rendere i soggetti, a cui venivano conferiti i diritti, 'compatibili' con l'ordine sociale che ha al suo centro il mercato. Posta la necessità di far convivere i diritti con il mercato, il problema della cittadinanza democratica è se nell'ambito delle società postindustriali ci sia spazio per un'esperienza della democrazia e dello Stato di diritto che non comporti la totale subordinazione dell'identità individuali e collettive all'esigenze del mercato e della sua logica selettiva e concorrenziale. Un'ulteriore ipotesi che si intende avanzare è che il diffondersi dell''ideologia' della globalizzazione sembra spingere verso un'enfatizzazione delle esigenze e della logica del mercato. 2) Si è parlato di 'cittadinanza debole' delle donne in riferimento a due fatti, ritenuti in vario modo interconnessi: lo scarso uso dei diritti politici (in particolare elettorato passivo) da parte delle donne e la dipendenza dell'accesso ai diritti sociali dallo status di lavoratore in una situazione in cui lo status femminile è ancora modellato sull'appartenenza familiare. Si intende sviluppare l'ipotesi che le questioni che oggi le donne pongono attengono all'allargamento della sfera di autodeterminazione personale e collettiva e non sono declinabili in termini di rafforzamento dei diritti di cittadinanza. 3) Si esaminerà l'ipotesi secondo cui, accogliendo sul piano teorico la nozione marshalliana di cittadinanza, si è reso più drammatico ed ingestibile il fenomeno migratorio. Questa nozione infatti, assorbendo in sé l'intero insieme dei diritti civili, politici e sociali, annulla il concetto giuridico di 'persona'. I giuristi fin dal diritto romano hanno sempre posto accanto allo status civitatis lo status personae. Questa distinzione è stata ribadita dalla 'Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino' del 1789 ed è oggi accolta da tutte le carte costituzionali occidentali che distinguono i 'diritti della personalità', che spettano a tutti in quanto uomini o donne, e i 'diritti di cittadinanza' che spettano ai soli cittadini. Riproporre con forza la validità di un tale approccio permetterebbe di attenuare la drammaticità dell'odierna dialettica tra 'cittadino' e 'straniero'. 4) Si intende poi esaminare le modalità di legittimazione della difesa delle cittadinanze 'pregiate' dell'occidente contro la pressione inclusiva esercitata da masse sterminate di soggetti appartenenti ad aree continentali senza sviluppo e con un elevato tasso demografico. L'ipotesi che si intende verificare è che questa legittimazione si fondi non tanto sulla diffusione di un razzismo ideologico o di una generica xenofobia, quanto sulla 'costruzione mediale' degli immigrati come devianti effettivi o potenziali. In particolare si intende verificare il ruolo che questo etichettamento svolge nell'imporre al sistema politico l'adozione di misure restrittive per evitare la caduta del consenso sociale e politico. 5) Ci si propone infine di esaminare la capacità della nozione di cittadinanza di accogliere i diritti della quarta generazione. In particolare si intende analizzare la problematica della riconducibilità alla nozione di cittadinanza dei reproductive rights (inclusivi sia del diritto all'aborto che di quello ad una libera maternità) e più in generale della trasformazione in diritti di cittadinanza delle rivendicazioni che oggi emergono nella vasta area della bioetica. |
Within different disciplines such as legal studies, philosophy and politics there is a growing scholarship about citizenship. The connected but distinct topics of state and sovereignty have similarly attracted a vast scholarship. An attempt at a comprehensive analysis capitalizing on available data is as yet still lacking. In particular, there is the necessity to make previous research converge on the relationship between individual, rights and political community with an emphasis on individual subjects and their representations rather than political order. Based on such an analysis it will be possible to re-evaluate the present explanatory power of Marshall's notion of citizenship. The question is whether this notion, proposed in the 50s as to legitimate the emerging welfare state, is still capable of being the legal and theoretical container of the evolving relationships between the state and individual subjects. The research will focus on two major themes: a historical and theoretical account of the notion of citizenship and a theoretical and sociological analysis of its limitations. As to the first theme, the main objectives are: 1) A histo-theoretical analysis of the concept of citizenship. The research will try to reconstruct the picture of the link between individuals, rights, membership and political community as it has emerged in the main political-philosophical and legal-philosophical schools of thought characterizing the Western world from modernity to present times. Further, it will assess the accuracy and plausibility of the thesis that a transition is occurring from a civic nationalist to a cosmopolitan globalist model of citizenship. 2) An examination of some national traditions which appear to be highly significant, owing to their 'ideal typical' characters: for the European experience, Great Britain, France and Germany; for the experience of the so-called 'immigrant societies' the United States, Canada and Australia. 3) A study of the concept of rule of law (Rechtsstaat) in different social and theoretical contexts. As it stands, in fact, the rule of law is the legal and political form framing the relationship between individuals, rights and political community in the modern and contemporary age. 4) A scrutiny of the complex relationship emerged in modernity between citizenship and nationality, by virtue of the double connotation of nation as demos and ethnos. In particular, the research will explore the impact of the emerging idea of 'dual citizenship'. 5) An analysis of the European Union citizenship as established by the Maastricht Treaty (February 1992) in Articles 8 to 8e. Special attention will be paid to the inclusive and exclusive potential of the notion of European citizenship, to its social dimension and its impact upon different national traditions. In particular, the research will explore the legal institutions and mechanisms deployed for its implementation. As to the second theme, the objectives are: 1) With respect to the intrinsic limitations of Marshall's notion, the research will develop the thesis that the whole evolution of citizenship rights has been parallelled by policies of social control. The latter were aimed at making individuals being provided with rights 'compatible' with the market based existing social order. Given the necessity of reconciling rights with the market, the predicament of democratic citizenship is whether in post-industrial societies there is room for an experience of democracy which does not totally subordinate individual and collective identities to market requirements and their selective and competitive logic. The hypothesis will be proposed that the spreading of globalization 'ideology' seems bound to emphasize market requirements and logic. 2) Furthermore, some authors have pointed at women's 'weak citizenship', referring to two facts which are thought to be variously interconnected: women's poor use of passive political rights and the access to social rights being dependent on one's status as a worker whereas women's position is still largely modelled on family membership. The suggestion will be developed that the issues raised by women today pertain to expanding the scope of personal and collective self-determination and cannot be described in terms of an enhancement of citizenship rights. 3) The research will assess the hypothesis that the theoretical reception of Marshall's notion of citizenship has made the problem of immigration less manageable. For this notion, encompassing the whole range of civil, political and social rights, obliterates the legal notion of 'person'. Since Roman law, lawyers have always distinguished status civitatis from status personae. This distinction was reaffirmed by the 'Declaration of the rights of man and citizen' of 1789 and today is present in all Western bills of rights. The bills separate 'rights of personality' pertaining to all men and women, from 'rights of citizenship' pertaining to citizens only. Stressing again the validity of such an approach might enable us to make the present dialectic of 'citizen' and 'foreigner' less tragic. 4) In addition, the research will examine the social and cultural practices legitimizing the defense of Western 'prized' citizenships against the inclusive pressure of an enormous mass of people coming from underdeveloped continental areas with high demographic rates. It will assess the hypothesis that such legitimation is not grounded on the diffusion of ideological racism or generic xenophobia, but on mass media construction of immigrants as actual or potential deviants. In particular, it will explore the role of this labelling in forcing the political system to adopt restrictive measures as to avoid a collapse of social and political consensus. 5) Finally, the research will consider whether the notion of citizenship may account for fourth generation rights. In particular, it will appraise whether reproductive rights (including both the right to abortion and the right to a free motherhood) can be traced back to this notion and, more generally, whether the claims presently emerging in the vast field of bioethics can be translated into citizenship rights. |
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Nella cultura giuridica continentale il concetto di 'cittadinanza' ha tradizionalmente denotato l'ascrizione di un soggetto -- per connessioni territoriali o legami di parentela -- ad uno Stato nazionale. In questo senso formale la cittadinanza ha significato nient'altro che la distinzione del 'cittadino' dallo 'straniero' dal punto di vista della titolarità di un certo numero di diritti e di doveri. E' principalmente in questa accezione che la 'cittadinanza' è stata in tempi recenti oggetto di un'intensa attività di ricerca sia in Italia che all'estero. L'importanza crescente dei fenomeni di immigrazione che coinvolgono la totalità dei paesi altamente industrializzati ha infatti prepotentemente imposto all'attenzione il problema dello statuto giuridico degli immigrati. Queste ricerche si sono innestate su una vasta letteratura sviluppatasi negli ultimi anni che tende a superare l'accezione tradizionale, strettamente giuridica, di 'cittadinanza' per attribuirle l'ampia valenza politica e sociologica di un'idea strategicamente importante. Il concetto di 'cittadinanza' è infatti ormai entrato a pieno titolo anche nel lessico politico continentale, dopo che per decenni è stato di esclusiva pertinenza del pensiero politico e della sociologia inglesi. Sulla scorta del classico saggio di T.H. Marshall del 1950 Citizenship and Social Class la nozione di cittadinanza è stata rielaborata ed arricchita fino a farne la categoria centrale di una concezione della democrazia che sia fedele ai principi della tradizione liberal-democratica e nello stesso tempo non sia puramente formalistica o procedurale. Lungo questa linea si è giunti fino alla proposta (Held 1989) di un superamento della prospettiva marshalliana in favore di una concezione 'non angusta dei diritti di cittadinanza' che assuma come sua pietra angolare non la piena appartenenza ad una comunità, bensì l'autonomia individuale dei singoli soggetti. Dalla letteratura degli ultimi anni l'idea di 'cittadinanza' emerge come un'importante strumento euristico sotto almeno tre punti di vista: 1. essa consente di connettere il tema del funzionamento delle istituzioni democratiche a quello della 'qualità' della vita pubblica in quanto effettivamente fruita dai cittadini. Permette cioè di guardare al sistema politico ex parte populi, poiché privilegia il duplice punto di vista della titolarità di diritti (entitlement) e del loro godimento effettivo (endowment) da parte dei cittadini e, soprattutto, delle cittadine. La prospettiva della cittadinanza consente di giudicare criticamente anche le istituzioni democratiche perché rifiuta di dare per scontato che in esse la logica della rappresentanza prevalga sulla logica oligarchica e gerarchica del potere politico; 2. in secondo luogo la nozione di cittadinanza associa in una prospettiva unitaria l'universalismo dei contenuti e delle garanzie dei diritti soggettivi con il particolarismo delle ragioni dell'appartenenza ad un gruppo politico (o della esclusione). Coinvolge quindi, e connette fra loro, sullo sfondo di una teoria generale dei diritti, problemi di identità collettiva oggi di particolare attualità in un contesto di recupero dei valori etnico-nazionali; 3. essa consente infine di tematizzare la tensione oggi esistente fra (1) la tutela dei diritti soggettivi garantita dallo Stato ai propri cittadini, ad esclusione degli stranieri, (2) il carattere inclusivo e tendenzialmente universale di questi diritti, (3) la tutela delle minoranze etnico-culturali interne agli Stati nazionali, da una parte e, dall'altra, (4) i processi di globalizzazione che fanno dipendere sempre di più la fruizione effettiva dei diritti soggettivi dalla possibilità di una loro tutela internazionale (sul rapporto fra cittadinanza e globalizzazione cfr. Held 1989 e Turner 1993). Il diffondersi dell'uso della nozione di cittadinanza come strumento euristico ne ha messo però in evidenza anche i limiti: paradossalmente la nozione di cittadinanza sembra uno strumento più utile per analizzare il rapporto cittadino-Stato caratteristico degli ultimi due secoli di storia del mondo occidentale che per affrontare le questioni oggi politicamente rilevanti. In primo luogo essa si porta dietro un vizio di origine. Come è stato sottolineato da più parti (per tutti Bobbio 1990) l'incompatibilità fra libertà ed uguaglianza, che è conclamata nel caso dell'opposizione fra diritti di proprietà e diritti sociali ed è presente all'interno della stessa cittadinanza civile, non è stata, a dispetto dell'ottimismo di Marshall, compensata dal suffragio universale e dagli altri aspetti della cittadinanza politica (Santoro 1994). In secondo luogo da più parti si sottolinea che la nozione marshalliana di cittadinanza viene sfidata in radice dalla richiesta di un numero crescente di soggetti non appartenenti alle maggioranze autoctone occidentali di diventare cittadini pleno jure dei paesi dove vivono e lavorano. Si tratta di una sfida radicale perché la stessa dialettica di 'cittadino' e 'straniero' viene alterata dall'imponenza dei fenomeni migratori e dalla loro oggettiva incontrollabilità e irreversibilità. Il processo di globalizzazione porta sempre più a percepire la cittadinanza, intesa come attribuzione di diritti all'interno delle singole comunità nazionali, come un ostacolo al pieno riconoscimento dei 'diritti cosmopolitici'. Non è un caso che si vada affermando una corrente di pensiero (Falk 1969, Held 1989 e Ferrajoli 1994) che sostiene che una discussione sulla cittadinanza oggi non può limitarsi a considerare la situazione dei diritti individuali all'interno dello Stato-nazione. Il risultato di questo dibattito è la contrapposizione di due concezione di cittadinanza quella 'civic nationalist' e quella 'cosmopolitan globalist'. Di recente, parallelamente all'emergere dell'idea di una cittadinanza europea, numerosi studiosi hanno iniziato a giocare con una varietà di modelli misti. MacCormick (1993, 1996) ha proposto una prospettiva giuridica pluralistica fondata sull'interazione di diversi sistemi giuridici. Weiler (1996) ha auspicato un'impostazione 'infranazionale' che veda i diversi attori all'interno dell'Unione Europea come operanti, spesso simultaneamente, a livello subnazionale, nazionale e sovranazionale, ognuno dei quali implica tipi diversi di legittimazione e di rappresentanza. Infine Schmitter (1996) ha proposto un modello di governo a più strati, utilizzando una serie di nuovi tipi di assetto istituzionale che chiama stato, confederatio, consortio e condominio. Nel contesto di questi tre modelli si collocano le discussioni attuali sulla questione dell'individuazione del referente storico-empirico dell'appartenenza (stato, nazione, patria, etnia, comunità civica, entità sovranazionali, ecc.) e, nel caso di appartenenza plurima, la questione della differenza fra la "doppia cittadinanza" e la "cittadinanza duale". Parallelo al dibattito sulla concezione 'civico nazionalistica' e quella 'cosmopolita-globalista' di cittadinanza si sta sviluppando la discussione sulla dilatabilità dello spazio della cittadinanza. Marshall ha fatto di questa nozione il ricettacolo della totalità delle rivendicazioni normative emerse in occidente nel periodo che va dalla rivoluzione francese al 1950: le libertà civili e politiche, i diritti sindacali, i diritti sociali ed economici. Si va sempre più diffondendo la consapevolezza che non è ovvio che questa nozione sia in grado di costituire il contenitore anche dei 'nuovi diritti', di quelli che Norberto Bobbio (1990) ha chiamato diritti della terza e della quarta generazione. Si tratta dei diritti connessi con l'interesse dei cittadini a vivere in un ambiente non inquinato e non minacciato dalla distruzione nucleare (terza generazione), dei reproductive rights e dei diritti legati a quegli effetti della manipolazione genetica che possono minacciare l'integrità fisica e psichica degli individui o addirittura della specie (quarta generazione). Infine la letteratura femminista ha sottolineato che nonostante il Welfare State -- e in parte persino a causa del Welfare State, se si considerano i pregiudizi maschilisti dell'idea beveridgeana di full employment -- le donne restano tutt'oggi, anche nei paesi democratici più avanzati, titolari di una cittadinanza di seconda classe, soprattutto a causa delle regole di divisione sessuale del lavoro familiare e delle conseguenze che ne derivano nell'ambito delle professioni e della politica. Il pregiudizio secolare dell'infirmitas sexus è ancora operante così in profondità che probabilmente gli strumenti stessi del diritto, della forza e del denaro -- gli strumenti dello Stato sociale -- sono armi poco efficaci se non proprio spuntate per garantire, assieme, la 'differenza femminile' e l'eguale cittadinanza (Phillips 1991 e 1992, Dietz 1992, Lister 1990, Pitch 1993, Ferrajoli 1993, Graziosi 1993). Alcune autorevoli esponenti del movimento femminile sostengono che la battaglia per l'emancipazione femminile, condotta in gran parte con strumenti non giuridici, sembra aver provato in questi anni che lo strumento della legge non è il più adatto per promuovere l'uguaglianza all'interno della cittadinanza. E non è del tutto privo di senso domandarsi se altri sottosistemi funzionali potranno soddisfare in futuro quella 'tensione verso l'uguaglianza' alla quale vanamente il progressismo europeo degli ultimi due secoli ha tentato di rispondere con il giacobinismo della politica o l'assistenzialismo dello Stato. Questa ipotesi deve fare i conti con l'obbiezione, recentemente riproposta da Norberto Bobbio (1993), che non ci sono alternative alla 'traduzione dei bisogni in diritti universali' se non in un ritorno alla logica delle opere di carità, e cioè in una rassegnata e ipocrita accettazione delle disuguaglianze. TESTI CITATI (qui o nella descrizione della ricerca) Bell, Daniel (1987), «The World and the United States in 2013», Daedalus, 116. Bobbio, Norberto (1990), L'età dei diritti, Torino: Einaudi. (1993), «Non mi rassegno alle disuguaglianze», L'Unità, 30 gennaio. Dietz, Mary (1992), «Context Is All: Feminism and Theories of Citizenship», in Chantal Mouffe (a cura di), Dimensions of Radical Democracy, London: Verso. Falk, Richard A. (1969), «The Interplay of Westphalia and Charter Conceptions of International Legal Order», in Blach, C.A. - Falk, R.A. (a cura di), The Future of International Legal Order, Princeton (NJ): Princeton UP. Ferrajoli, Luigi (1993), «Cittadinanza e diritti fondamentali», Teoria Politica, 9, 3. (1994), «Dai diritti del cittadino ai diritti della persona», in Danilo Zolo (a cura di), La cittadinanza, Roma-Bari: Laterza. Graziosi, M. (1993), «Infirmitas sexus. La donna nell'immaginario penalistico», Democrazia e diritto, 33, 2. Held, David, Citizenship and Autonomy, in D. Held, Political Theory and the Modern State, Polity Press, Cambridge 1989. Jordan, Bill (1995), «Constitutionalism and Social Rights», in R. Bellamy - V. Buffacchi - D. Castiglione (a cura di), Democracy and Constitutional Culture in the Union of Europe, London: Lothian Foundation. Lister, Ruth (1990), «Women, Economic Dependency and Citizenship», Journal of Social Policy, 19, 4. MacCormick, Neil (1993), «Beyond the Sovereign State», Modern Law Review, 56, 1. (1995), «The Maastricht-Urteil: Sovereignty Now», European Law Journal, 1. (1996), «Liberalism, Nationalism and the Post-Sovereign State», in R. Bellamy - D. Castiglione (a cura di), Constitutionalism in Transformation, Oxford: Blackwell. Phillips, Anne (1991), «Citizenship and Feminist Theory», in Geoff Andrews (a cura di), Citzenship, London: Lawrence and Wishart. (1992), «Democracy and Difference: Some Problems for Feminist Theory», The Political Quarterly, vol. 63. Pitch, Tamar (1993), «Diritto e diritti: un percorso nel dibattito femminista», Democrazia e diritto, 33, 2. Pogge, Thomas W. (1994), «Cosmopolitanism and Sovereignty», in C. Brown (a cura di), Political Restructuring in Europe, London: Routledge. Polanyi, Karl (1957), The Great Transformation, Boston: Beacon Press. (1979), Ökonomie und Gesellschaft, Frankfurt a.M.: Suhrkamp. Santoro, Emilio (1994), «Le antinomie della cittadinanza: libertà negativa, diritti sociali e autonomia individuale», in Danilo Zolo (a cura di), La cittadinanza, Roma-Bari: Laterza. Schmitter, Phillippe C. (1996), «If the Nation State were to Wither Away in Europe, What Might Replace It?», in S. Gustavsson - L. Lewin (a cura di), The Future of the Nation-State, Stockholm: Nerenius and Santérus. Scott, Alan (1997), «Introduction», in A. Scott (a cura di), The Limits of Globalization, London: Routledge. Turner, Bryan S. (a cura di) (1993), Citizenship and Social Theory, London: Sage. Weiler, Joseph H.H. (1996), «European Neo-Constitutionalism: In Search of Foundations for the European Constitutional Order», in R. Bellamy - D. Castiglione (a cura di), Constitutionalism in Transformation, Oxford: Blackwell. Per una bibliografia generale sul tema della cittadinanza si rinvia al saggio bibliografico di Vertova (membro dell'Unità di Firenze) in D. Zolo (ed), La cittadinanza. Appartenenza, identità, diritti, Bari: Laterza, 1994. |
In the legal culture of civil law the concept of citizenship traditionally denotes an individual's attribution - out of links of territory or kinship - to a nation-state. In this formal sense citizenship only means the distinction of 'nationals' from 'foreigners' with respect to a number of rights and duties. It is in this sense that citizenship has recently been the object of an intense scholarship, both in Italy and abroad. For the increasing importance of migration phenomena affecting all highly industrialized countries has effectively brought attention to the problem of immigrants' legal status. These studies move from a vast literature which in recent years has had a tendency to overcome the traditional, merely legal meaning of 'citizenship', and attach to it a broader political and sociological significance. After being strictly pertinent to British and American political thought for decades, the concept of 'citizenship' has indeed become a fully legitimate component of continental political lexicon. Following T.H. Marshall's classical Citizenship and Social Class, first appeared in 1950, the notion of citizenship has been so revised and enriched as to become a key category for a conception of democracy which is not merely formalist or procedural and is faithful to the principles of the liberal democratic tradition. Along these lines it has even been suggested (Held 1989) to abandon Marshall's perspective and to adopt a 'non restricted' conception of citizenship rights, where the key notion is individuals' autonomy rather than full membership of a community. From recent literature citizenship arises as an important heuristic tool, at least under three rubrics: 1. It makes it possible to connect the themes of the functioning of democratic institutions and the 'quality' of citizens' real public life. In other words, it allows to see the political system ex parte populi, for it favours the point of view of citizens' (men's and, chiefly, women's) entitlements and endowments. Taking the perspective of citizenship allows to assess democratic institutions critically, for it does not take it for granted that within them the logic of representation prevails over the oligarchic and hierarchic logic of political power. 2. The notion of citizenship considers jointly both the universalist content and protection of individuals' rights and the particularist reasons for membership of (or exclusion from) a political group. Thus it marshals, against the background of a general theory of rights, problems of collective identity which are particularly urgent in the prevailing revival of ethnic national values. 3. Finally, it makes it possible to focus on the present tension between, on the one and, 1) the protection by the state of its citizens' rights, excluding foreigners, 2) the inclusive and prospectively universal nature of such rights, 3) the protection of ethnic and cultural minorities within nation-states, and, on the other hand, 4) globalization processes which make individuals' rights increasingly dependent on their international protection (on the relationship between citizenship and globalization see Held 1989; Turner 1993). However, the increasingly widespread use of the notion of citizenship as a heuristic tool has shed light on its limitations. Paradoxically, the notion of citizenship seems to be better suited for analyzing the relationship between state and citizens characterizing the last two centuries, rather than for coping with issues which are politically relevant today. First, it has an original flaw. As many have pointed out (for all, Bobbio 1990), the conflict between liberty and equality, which is conspicuous in the opposition between property rights and social rights, is internal to civil citizenship itself. Marshall's optimism notwithstanding, this conflict has not been balanced by universal franchise and the other components of political citizenship (Santoro 1994). Second, many commentators emphasize that Marshall's notion of citizenship is radically challenged by an increasing number of people, external to native Western majorities, claiming to become pleno jure citizens of the countries where they live and work. This challenge is radical because the very dialectic of 'citizen' and 'foreigner' is being altered by the magnitude of migration phenomena and by their being neither easily manageable nor reversible. Globalization processes have increasingly led to see citizenship, in the sense of attribution of rights within single national communities, as an obstacle to the full recognition of 'cosmopolitan rights'. Significantly, a stream of thought is emerging (Falk 1969; Held 1989; Ferrajoli 1994) which holds that today any discussion of citizenship cannot be limited to considering the situation of individuals' rights within the nation-state. The outcome of this debate has been the opposition between two conceptions of citizenship: the 'civic nationalist' and the 'cosmopolitan globalist'. Recently, together with the emerging of the idea of an European citizenship, a number of writers have begun to engage with a variety of mixed models. MacCormick (1993, 1996) has argued for a pluralist legal perspective based on the interaction of different legal systems. Weiler (1996) has suggested an 'infranational' approach that sees the various actors within the EU as operating, often simultaneously, at subnational, national and supranational levels, and involving different sorts of legitimacy and accountability in each case. Finally, Schmitter (1996) has proposed a multi-layered governance employing a series of new kinds of arrangements that he calls stato, confederatio, consortio and condominio. In the context of these three models there are a number of debates on the identification of the empirical and historical reference for membership (state, nation, fatherland, ethnic group, civic community, supranational entity etc.) and, in the case of multiple membership, on the difference between 'double citizenship' and 'dual citizenship'. The debate on the 'civic nationalist' and 'cosmopolitan globalist' conceptions of citizenship is matched by an emerging discussion about enlarging the scope of citizenship. Marshall made this notion the container of all normative claims appeared in the West from the French revolution to 1950: civil and political liberties, industrial rights, social and economic rights. There is a growing awareness that there is no guarantee as to whether this notion can include 'new rights' too, those that Bobbio (1990) has called third and fourth generation rights. They are the rights connected with citizens' interest to an environment free from pollution and the threat of nuclear destruction (third generation rights), reproductive rights, and the rights related to the threats of genetic manipulation for the physical and psychical integrity of individuals, or even the species (fourth generation rights). Finally, feminist literature has pointed out that, in spite of the welfare state - and partly because of it, given the male bias of Beveridge's idea of full employment - women are still entitled to a second class citizenship, even in the most advanced democratic countries, mainly because of the sexual division of family labour and its impact on careers and politics. The centuries old prejudice of infirmitas sexus is still so deeply rooted that the very means of law, force and money - the means of the welfare state - are unlikely to be powerful weapons - if at all - to protect both 'women's difference' and equal citizenship (Phillips 1991, 1992; Dietz 1992; Lister 1990; Pitch 1993; Ferrajoli 1993; Graziosi 1993). Some leading members of women's movement argue that the battle for women's emancipation, mainly fought by non-political means, seems to have shown in recent years that law alone is not the best suited for promoting equality within citizenship. It might sensibly be asked whether in the future other functional subsystems will be able to produce that 'tension towards equality' which European progressives have in vain entrusted to political Jacobinism or state assistance for two centuries. This hypothesis must address the objection, recently restated by Bobbio (1990), that there is no alternative to the 'translation of needs into universal rights' other than a return to the logic of charity, which is a deceitful passive acceptance of inequalities. REFERENCES (for this section and the description of research project) Bell, Daniel (1987), «The World and the United States in 2013», Daedalus, 116. Bobbio, Norberto (1990), L'età dei diritti, Torino: Einaudi. (1993), «Non mi rassegno alle disuguaglianze», L'Unità, 30 gennaio. Dietz, Mary (1992), «Context Is All: Feminism and Theories of Citizenship», in Chantal Mouffe (ed), Dimensions of Radical Democracy, London: Verso. Falk, Richard A. (1969), «The Interplay of Westphalia and Charter Conceptions of International Legal Order», in Blach, C.A. - Falk, R.A. (eds), The Future of International Legal Order, Princeton (NJ): Princeton UP. Ferrajoli, Luigi (1993), «Cittadinanza e diritti fondamentali», Teoria Politica, 9, 3. (1994), «Dai diritti del cittadino ai diritti della persona», in Danilo Zolo (ed.), La cittadinanza, Roma-Bari: Laterza. Graziosi, M. (1993), «Infirmitas sexus. La donna nell'immaginario penalistico», Democrazia e diritto, 33, 2. Held, David, Citizenship and Autonomy, in D. Held, Political Theory and the Modern State, Polity Press, Cambridge 1989. Jordan, Bill (1995), «Constitutionalism and Social Rights», in R. Bellamy - V. Buffacchi - D. Castiglione (ed.), Democracy and Constitutional Culture in the Union of Europe, London: Lothian Foundation. Lister, Ruth (1990), «Women, Economic Dependency and Citizenship», Journal of Social Policy, 19, 4. MacCormick, Neil (1993), «Beyond the Sovereign State», Modern Law Review, 56, 1. (1995), «The Maastricht-Urteil: Sovereignty Now», European Law Journal, 1. (1996), «Liberalism, Nationalism and the Post-Sovereign State», in R. Bellamy - D. Castiglione (ed.), Constitutionalism in Transformation, Oxford: Blackwell. Phillips, Anne (1991), «Citizenship and Feminist Theory», in Geoff Andrews (ed), Citzenship, London: Lawrence and Wishart. (1992), «Democracy and Difference: Some Problems for Feminist Theory», The Political Quarterly, vol. 63. Pitch, Tamar (1993), «Diritto e diritti: un percorso nel dibattito femminista», Democrazia e diritto, 33, 2. Pogge, Thomas W. (1994), «Cosmopolitanism and Sovereignty», in C. Brown (ed), Political Restructuring in Europe, London: Routledge. Polanyi, Karl (1957), The Great Transformation, Boston: Beacon Press. (1979), Ökonomie und Gesellschaft, Frankfurt a.M.: Suhrkamp. Santoro, Emilio (1994), «Le antinomie della cittadinanza: libertà negativa, diritti sociali e autonomia individuale», in Danilo Zolo (ed), La cittadinanza, Roma-Bari: Laterza. Schmitter, Phillippe C. (1996), «If the Nation State were to Wither Away in Europe, What Might Replace It?», in S. Gustavsson - L. Lewin (ed.), The Future of the Nation-State, Stockholm: Nerenius and Santérus. Scott, Alan (1997), «Introduction», in A. Scott (ed.), The Limits of Globalization, London: Routledge. Turner, Bryan S. (ed.) (1993), Citizenship and Social Theory, London: Sage. Weiler, Joseph H.H. (1996), «European Neo-Constitutionalism: In Search of Foundations for the European Constitutional Order», in R. Bellamy - D. Castiglione (eds), Constitutionalism in Transformation, Oxford: Blackwell. In D. Zolo (ed), La cittadinanza. Appartenenza, identità, diritti, Bari: Laterza, 1994, Vertova (a member of the Florence Unit) has edited the bibliographic essay in the volume, to which the reader is referred. |
Fase 1
Durata 12 mesi
Descrizione:
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La nozione di cittadinanza è nelle sue linee generali definita dalla combinazione di tre elementi: la cittadinanza come appartenenza ad una comunità, la cittadinanza come uno status-contenitore dei diritti di cui il soggetto viene ad essere titolare, la cittadinanza come il risultato di un processo storico che ne dilata progressivamente, senza sovvertirlo, il nucleo originario e costitutivo. Se grazie a Marshall possono dirsi acquisite le articolazioni teoriche del tema - il nesso fra soggetto, diritti, appartenenza, comunità politica - manca ancora un'esaustiva ricognizione dei tortuosi itinerari che la cultura e la società europea e nord-americana hanno seguito nell'età moderna e contemporanea per stringere in un nesso indisgiungibile le componenti costitutive del concetto di cittadinanza. L'ipotesi guida della ricerca è che l'espressione 'cittadinanza' possa essere usata per indicare sinteticamente un modo peculiare di affrontare il problema dell'ordine politico-sociale. Si tratta di porre al centro della ricerca non l'ordinamento o l'assetto della sovranità ma la posizione del soggetto per studiare l'effetto incrociato dell'appartenenza e dei diritti, per capire in che modo l'appartenenza ad una comunità politica si traduca in una serie di diritti e doveri e, viceversa, in che modo i diritti e i doveri rendano possibile un ordine che fa dell'appartenenza un proprio elemento costitutivo. Se 'cittadinanza' è un'espressione sintetica che indica l'appartenenza dei soggetti ad una comunità politica e gli oneri e i vantaggi, i diritti e i doveri che ne conseguono, acquista un particolare rilievo lo studio dinamico della cittadinanza stessa, l'analisi cioè dei dispositivi (giuridici, politici, sociali) che regolano l'acquisizione e la perdita dello status di 'membro della comunità', l'analisi dei meccanismi di inclusione e di esclusione. La posizione del soggetto di fronte alla comunità politica è la risultante dell'intero processo sociale, dei suoi assetti normativi e istituzionali, delle pratiche interattive, dei valori condivisi, dei saperi volta a volta elaborati. Nella storia dell'occidente la piena partecipazione dei soggetti alla vita politica ha incontrato ostacoli di varia natura, inclusi il genere, la razza e l'età. Una discussione sulla cittadinanza deve perciò tener conto delle diverse lotte che classi, movimenti e gruppi hanno ingaggiato contro specifiche forme di discriminazione, di stratificazione sociale e di oppressione politica. Una ricerca sulla cittadinanza richiede quindi un'apertura interdisciplinare adeguata alla complessità dell'oggetto. Intenzione del gruppo di ricerca è perciò affrontare il problema secondo ottiche disciplinari diverse, ma complementari: un approccio di storia della cultura politico-giuridica, un approccio di carattere sociologico e sociologico-giuridico, un approccio di carattere teorico-politico e filosofico-politico. Poiché l'approccio multidisciplinare intende essere l'elemento caratterizzante della ricerca, questa si baserà, oltre che sul lavoro indipendente delle singole unità operative, anche su un lavoro collegiale di tutti i ricercatori aderenti al progetto. Saranno tenuti 6 workshops plenari all'anno in cui verranno analizzate opere della letteratura di base ritenute particolarmente significative oppure saranno discussi primi drafts di contributi dei ricercatori. Data la complessità dell'oggetto, la presente ricerca non pretende in alcun modo di essere esaustiva. L'aspirazione è riuscire da un lato a trattare i singoli problemi affrontati in un'ottica 'comparativistica', che colga, al di là degli steccati 'nazionali' la circolazione delle idee, delle prospettive, delle soluzioni volta a volta prospettate (per questo si intendono favorire soggiorni di studio all'estero dei ricercatori). Dall'altro si cercherà di tematizzare l'impatto esercitato sulla nozione di cittadinanza dallo sviluppo di una concezione europea di cittadinanza. A questo fine sarà favorita la partecipazione di tutti i ricercatori aderenti al progetto ai workshops organizzati nell'ambito del progetto "European Citizenship and the Social and Political Integration of the European Union", finanziato dalla Comunità Europea, di cui fanno già parte alcuni dei ricercatori delle unità di Firenze e di Sassari. Si intende inoltre incoraggiare soggiorni di studio dei partecipanti al progetto in centri internazionali che si segnalino per l'eccellenza delle loro ricerche sulle tematiche oggetto di studio. In particolare si intende favorire l'inserimento nel circuito internazionale dei giovani ricercatori (questo in particolare se sarà attivato il dottorato di ricerca in "Teoria del diritto, processi sociali e istituzioni politiche" che vede consorziate 3 delle sedi partecipanti alla ricerca: Pisa, Firenze e Camerino). Allo stesso tempo ci si prefigge di favorire la partecipazione ai 12 workshops di ricercatori stranieri particolarmente qualificati sui temi di volta in volta oggetto di discussione. Tutti i papers presentati ai workshops, una volta rivisti dall'autore dopo la discussione, saranno stampati in una collana di workingpapers appositamente avviata dal Dipartimento di Teoria e Storia del Diritto dell'Università di Firenze in modo da garantire il copyright. Essi saranno contemporaneamente messi a disposizione di chiunque sia interessato in un sito Web dedicato alla ricerca e curato sempre dal Dipartimento di Teoria e Storia del Diritto dell'Università di Firenze. In tale sito saranno inseriti anche tutti i papers presentati ai workshops tematici organizzati nell'ambito del progetto "European Citizenship and the Social and Political Integration of the European Union", che appariranno sotto forma di workingpapers dell'Università di Reading. I sei workshops del primo anno saranno dedicati prevalentemente alla ricognizione storico-teorica. Mentre in quelli del secondo anno si cercherà di approfondire il problema dei limiti della nozione di cittadinanza. Ad ulteriore specificazione delle problematiche che verranno affrontate nel corso della prima fase si può aggiungere -- oltre a quanto già esposto sub 2.1. e 2.2. -- che i seguenti temi costituiranno oggetto di particolare attenzione nei workshops: 1) Due concezioni di cittadinanza: 'civic nationalist' e 'cosmopolitan globalist'. Questi termini provengono dalle discussioni recenti nel campo della teoria politica e sociale e sono utili in quanto riuniscono varie assunzioni che soggiacciono spesso alle analisi dei giuristi e dei politologi. Per il nazionalismo civico, il concetto di cittadinanza rappresenta un modo di collegare le esigenze generali della giustizia ai diritti e agli obblighi specifici derivanti dall'appartenenza a una comunità nazionale particolare. Come tale, ha la capacità di promuovere l'identificazione degli individui con una determinata comunità politica e di creare legami reciproci fra concittadini. Secondo questa prospettiva la cittadinanza è un meccanismo molto potente di integrazione politica e sociale. Una democrazia effettiva, ad esempio, presuppone l'esistenza di un demos: un gruppo di persone unite da un senso di identità comune che perciò riconoscono la legittimità di certe regole politiche e sono disposte a partecipare alle decisioni collettive e a rispettarle. Senza tale senso di una comune appartenenza, unito a certi sentimenti morali condivisi, è improbabile che le minoranze si sentano obbligate dall'esito delle votazioni loro contrarie e -- cosa per molti aspetti più importante - le maggioranze non si sforzerebbero di modificare le loro richieste per tenere conto degli interessi minoritari. Analogamente, i sistemi di Welfare presuppongono un certo livello di solidarietà fra i cittadini che promuova in loro una disposizione ad assumersi degli oneri che possono andare in gran parte, se non in tutto, a beneficio di altri. Alcuni autori hanno auspicato l'abbandono di questa concezione della cittadinanza. Sostengono che le forze sociali ed economiche globali hanno minato l'utilità e la coerenza dei modelli ottocenteschi di Stato nazionale, a cui si riferiscono di norma le concezioni tradizionali della cittadinanza. Lo Stato nazionale è troppo piccolo per fare fronte a questioni globali come l'ambiente, la difesa, la finanza e il commercio (Bell, 1987), e troppo grande per essere adeguato alle differenze regionali e di altro genere che sussistono al suo interno: dovremmo sciogliere i diritti e la sovranità dall'appartenenza per richiamarci invece a criteri universali e funzionali (Pogge, 1994; Ferrajoli, 1994). Ad esempio, gli istituti dello stato sociale deriverebbero da obblighi generali di assistenza che si hanno nei confronti degli esseri umani in quanto tali. Analogamente, la capacità e la volontà di prendere parte alle decisioni democratiche e di obbedire ad esse dipenderebbero dal coinvolgimento nelle politiche di istituzioni particolari e dall'influenza che tali politiche hanno sui cittadini. Questi autori si richiamano implicitamente a una forma di cittadinanza post-nazionale fondata sull'accettazione di norme puramente astratte: quello che Habermas (1992) ha chiamato il 'patriottismo della costituzione'. 2) Stato di diritto Il concetto di Stato di diritto ha assunto storicamente significati diversi nella tradizione politico-costituzionale anglo-americana (rule of law) e nella tradizione giuridica europea continentale (Rechtsstaat). La ricerca intende analizzare le relazioni fra questi due modelli e studiare l'evoluzione del concetto di Stato di diritto nel passaggio dallo stato liberale ottocentesco allo stato costituzionale contemporaneo; acquistano rilievo a questo riguardo le differenze e i mutamenti nei modi di concepire la funzione del potere giudiziario. La ricerca intende inoltre esaminare i problemi connessi alla relazione fra l'idea di stato di diritto e l'emergere delle questioni poste dal movimento femminile, dalle rivendicazioni dei 'nuovi diritti', dal nuovo ordine internazionale e dal processo di unificazione europea. La ricerca intende infine operare una ricognizione dell'esperienza dello Stato di diritto in tradizioni politiche e culturali diverse da quella europea e nordamericana (mondo islamico, Africa, America Latina, Cina e Asia sud-orientale). 3) Tradizioni di cittadinanza La Gran Bretagna è uno Stato multinazionale nel quale i diritti sono stati concepiti in termini per lo più liberali come strumenti di protezione giuridica invece di essere collegati alla partecipazione, come nella tradizione repubblicana. Questo secondo ideale, al contrario, è stato il tratto dominante della tradizione francese. In Germania la cittadinanza è stata collegata ai legami di sangue e alla cultura. Il modello 'mosaico' canadese, il 'melting pot' statunitense e il modello 'multiculturale' australiano si impongono per il loro intento di integrare soggetti provenienti da culture diverse. La ricerca si propone, per altro, di analizzare in chiave comparativa la capacità effettivamente dimostrata da questi ultimi di mantenere la promessa di una separazione tra 'ethnos' e 'demos'. 4) Cittadinanza europea e 'modello misto'. Nonostante le differenze nell'individuazione dei temi e degli aspetti rilevanti, molti autori che si sono occupati della cittadinanza europea hanno un obiettivo comune: indebolire, ma non sopprimere, il legame con la nazionalità evitando di proporre una lealtà europea fondata esclusivamente su un'identità comune, dei diritti o delle funzioni universali. Tali autori cercano invece di combinare i diversi elementi. Ciò li può esporre alla critica di voler conciliare l'inconciliabile. La nostra ricerca si propone di esaminare in modo analitico quali fondamenti ha o potrebbe avere una concezione 'multipla' della cittadinanza europea. 5) Comunità europea e diritti sociali Verrà dedicata particolare attenzione al contrasto fra il modello britannico liberale e il modello continentale dei diritti sociali di stampo più neo-corporativo (Jordan 1995). La politica sociale comunitaria si muove in entrambe le direzioni, dato che la regolazione economica del mercato suggerisce un'interpretazione neoliberale dei diritti sociali mentre la Carta Sociale rimanda a un'interpretazione più vicina alle tesi neo-corporative. In realtà nell'armonizzazione dei modelli di Stato sociale si pone la questione della tesi dei teorici della globalizzazione secondo cui il progetto del mercato unico richiede un insieme comune di diritti economici e sociali per garantire uguali condizioni di competitività, rimuovere gli ostacoli alla mobilità del lavoro e impedire il social dumping. Tutto ciò comunque lascia aperta la questione dell'estensione di tali diritti, e soprattutto non risolve il problema se e in che misura tali diritti debbano essere pensati non tanto come il prodotto della globalizzazione, ma come una serie di garanzie sviluppatesi per proteggere i cittadini dal mercato (Polanyi 1944 e 1979) e, di conseguenza, almeno potenzialmente come un patrimonio minacciato dalla globalizzazione (Scott 1997). |
The notion of citizenship can be broadly defined by the combination of three elements: citizenship as membership of a community; citizenship as a status containing an individual's rights; citizenship as the outcome of the historical process by which its own original and constitutive meaning has been progressively expanded. If the theoretical articulations of the subject - the link between individual, rights, membership, political community - can be said to have been established by Marshall, there is still the need of a comprehensive account of the winding path that modern and contemporary Western cultures and societies have gone to unite the constitutive elements of the concept of citizenship inseparably. The research's leading hypothesis is that the term 'citizenship' stands as a shorthand for a specific way of addressing the problem of the political and social order. The focus of the research should not be the political order or sovereignty but individuals' positions. This will help to explore the interplay of membership and rights, to understand how membership of a political community results in a range of rights and duties and, conversely, how rights and duties allow for an order which makes membership one of its constitutive elements. If 'citizenship' is a shorthand for membership of a political community with its resulting benefits, burdens, rights and duties, a dynamic study of citizenship becomes particularly relevant. This can be undertaken by the analysis of (legal, political, social) devices regulating the acquisition and loss of one's status as 'member of the community', i.e. of the mechanisms of inclusion and exclusion. Individuals' position before the political community results from the whole social process, its normative and institutional arrangements, interactive practices, shared values, fields of knowledge developed at different times. In Western history individuals' full participation to political life has been faced with obstacles of different nature, including gender, race, ethnicity and age. Thus a discussion of citizenship should account for the different struggles fought by classes, movements and groups against specific forms of discrimination, social stratification and political oppression. A study of citizenship, therefore, requires an interdisciplinary openness adequate to the complexity of the subject matter. The research is meant to address the problem from different, but complementary, disciplinary perspectives: history of legal and political culture, sociology and legal sociology, political theory and political philosophy. Since the interdisciplinary approach is meant to be its distinctive element, the research will be based not only on the independent work of each single unit, but on the common work of all researchers adhering to the project. 6 plenary workshops per year have been scheduled. They will address both particularly significant literature and first drafts of researchers' contributions. Given the complexity of the subject matter, the research is by no means meant to be exhaustive. The aim is, first, to treat each single problem from a 'comparative' outlook, in order to grasp the circulation of ideas, perspectives and solutions devised at different times, beyond 'national' divisions (to this end, researchers will be encouraged to stay and study abroad). Second, an attempt will be made to thematize the impact of the notion of citizenship on the development of a European conception of citizenship. To this end, the participation will be promoted of all adhering researchers to the workshops organized by the project 'European Citizenship and the Social and Political Integration of the European Union', funded by the European Union, which some researchers from the units of Florence and Sassari are members of. Members of the project will be encouraged to spend a few research periods in international centres distinguished for the excellence of their research on the topic of the project. In particular, the research programme will favour the inclusion of young researchers in the international circuit (the more so if a PhD course on 'Legal theory, social processes and political institutions' will be initiated; three units adhering to the projects - Pisa, Florence and Camerino - contribute to it). Furthermore, the programme will promote participation to the scheduled workshops by internationally known foreign scholars specially qualified in the specific subjects to be discussed. All papers presented at the workshops, after being discussed and revised by the author, will be published in a series of working papers specially promoted by the Department of Legal Theory and History of the University of Florence, so as to protect copyright. At the same time, they will be made available to all those interested on a Web site devoted to the research and maintained by the Department of Legal Theory and History of the University of Florence. The site will also host all of the papers presented at the thematic workshops organized by the project 'European Citizenship and the Social and Political Integration of the European Union', which will appear as working papers of the University of Reading. The six workshops of the first year will mostly be devoted to a historical and theoretical inquiry. Those of the second year will address the limitations of the notion of citizenship. In order to further specify the problems which will be treated in the first stage of the research (see sub 2.1 and 2.2), a detailed list of themes to which special attention will be paid in the scheduled workshops may be added. 1) Two Conceptions of Citizenship: Civic Nationalist vs Cosmopolitan Globalist These terms are adapted from recent debates amongst social and political theorists, but usefully summarize a cluster of assumptions that frequently underlie the analysis of legal scholars and political scientists. For civic nationalists, the concept of citizenship offers a way of relating the general claims of justice to the specific entitlements and obligations individuals have as members of a particular national community. As such, it has the capacity to promote the identification of individuals with a given polity and create reciprocal bonds amongst fellow citizens. Citizenship, on this view, has a tremendous potential as a mechanism for social and political integration. A working democracy, for example, assumes the existence of a demos - a group of people who share a sense of common identity and so accept the legitimacy of certain political rules and are willing to participate in and abide by the making of collective decisions. Without such a sense of belonging together combined with certain shared moral sentiments, minorities would be unlikely to feel obliged by votes that went against them, and - in many ways more important - majorities might not seek to modify their demands to take account of minority concerns. Likewise, welfare systems assume a degree of solidarity amongst citizens that generates a willingness for them to take on burdens that may largely, if not entirely, benefit others. Some commentators have argued that we should drop this conception of citizenship. They contend that global social and economic forces have undermined the capacity and coherence of the nation state models of the nineteenth century, to which traditional conceptions of citizenship standardly belong. Too small to cope with such global issues as the environment, defence, finance and trade (Bell, 1987); and too large to respond to the regional and other differences that lie within them - we should dissociate rights and sovereignty from membership and appeal to universal and functional criteria instead (Pogge, 1994; Ferrajoli, 1996). For example, welfare measures would arise out of our general obligations to give due relief towards human beings as such. Similarly, our eligibility and willingness to take part in and be governed by democratic decisions would be a matter of our involvement in and the degree to which we were influenced by the policies of particular bodies. These authors implicitly appeal to a form of post-national citizenship based around an allegiance to abstract norms alone -- what Habermas (1992) has referred to as 'constitutional patriotism'. 2) Rule of Law Historically the concept of rule of law has taken different meanings in the Anglo-American political constitutional tradition and in the legal tradition of continental Europe (Rechtsstaat). The research will explore the relationship between these two models and study the evolution of the concept of rule of law in the transition from the nineteenth century liberal state to the contemporary constitutional state. In this connection studying different and changing modes of understanding the role of the judiciary becomes specially relevant. Moreover, the research will examine the question of the relationships between the idea of rule of law and the issues raised by women's movement, claims of 'new rights', the new international order and the process of European union. Finally, the research will survey the experience of the rule of law outside the European and North American political and cultural tradition (Islamic world, Africa, Latin America, China and south eastern Asia). 3) Citizenship Traditions Britain is a multinational state where rights have been seen in largely liberal terms as legal protections rather than tied to participation, as in the republican tradition. The latter, by contrast, has been the dominant feature of the French legacy. In Germany citizenship has been tied to blood and culture. The Canadian 'mosaic' model, the United States 'melting pot' and the Australian 'multicultural' model are noticeable for their goal of integrating people from different cultures. The research will explore from a comparative perspective the actual capacity of these notions to keep the promise of separating 'ethnos' and 'demos'. 4) European Citizenship and Mixed Model In spite of differences of emphasis and focus, many commentators on the subject of European citizenship share a common aim: the weakening - but not the abolition - of the link with nationality. They are thus careful to avoiding the proposal of a European allegiance based exclusively on a common identity, universal rights or function. Instead, they seek to mix and match. This may lead to criticism of their wanting to have their cake and eat it. The research will set out to explore in detail what foundations do or could exist for such a multiple conception of European citizenship. 5) European Union and Social Rights Particular attention will be paid to similarities and differences between the British liberal model and the continental corporatist model of social rights (Jordan 1995). Community social policy points in both directions, with the economic market regulations suggesting a neo-liberal account of social rights and the Social Chapter a more corporatist account. In the harmonization of social welfare schemes what is at issue is in fact the globalization theorists' thesis according to which the Single Market project requires a common set of social and economic rights to ensure a level playing field for competitiveness, remove barriers to labour mobility, and prevent 'social dumping'. This still leaves open the debate over how extensive such rights need be, and begs the question of the extent to which rights are reactions against rather than products of globalization (Polanyi 1944; 1979), and are potentially undermined by it (Scott 1997). |
Risultati parziali attesi:
Nella prima fase si intende discutere la letteratura più rilevante per i temi in esame e mettere a punto e discutere nei workshops i primi drafts dei lavori dei membri delle unità di ricerca su questi temi. In particolare al termine della prima fase dovrebbero essere esaminati i temi dello Stato di diritto, della storia della cittadinanza (vedi progetto di unità di Firenze), del rapporto tra cittadinanza ed appartenenza (vedi progetti unità di Firenze e di Sassari) e la concezione repubblicana di cittadinanza (vedi progetti unità di Pisa e Roma) in modo da consentire agli autori di preparare i materiali per la stampa dei volumi e dei saggi. In questo periodo si spera inoltre di riuscire a mettere a punto una bibliografia ragionata (completa di abstracts delle singole opere) sui temi oggetto di ricerca da mettere a disposizione della comunità scientifica attraverso il sito Web del Dipartimento di Teoria e Storia del Diritto. Nell'arco di tempo coperto da questa fase si svolgeranno inoltre tre workshops del progetto finanziato dall'Unione Europea 'European Citizenship and the Social and Political Integration of the European Union', i cui temi sono a questo punto solo parzialmente delineati (la riunione organizzativa sarà tenuta a giugno 1998). A questi tutti i membri delle unità di ricerca interessati ai temi che saranno discussi presenteranno dei loro papers. |
In the first stage the group will discuss the literature most relevant for the themes being considered and will prepare and discuss in a series of workshops the first drafts of participants' own research papers. In particular, the issues of the rule of law, the history of citizenship (see the project of the Florence unit), the relationship between citizenship and membership (see the projects of the Florence and Sassari units), and the republican conception of citizenship (see the projects of the Pisa and Rome units) will be treated at the end of the first stage, so as to allow authors to have their work ready for publishing books and essays. At this stage an annotated bibliography (including abstracts of individual works) will also be composed on the main topics of the research. It will be made available to the scientific community through the Web site of the Department of Legal Theory and History. In addition, during the first stage there will be three workshops of the project 'European Citizenship and the Social and Political Integration of the European Union', funded by the European Union, whose topics are by now outlined only in part (the organization meeting will take place in June 1998). In the context of these workshops all members of the research units concerned with the issues being discussed will read and/or present papers. |
Unità di ricerca impegnate:
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Fase 2
Durata 12 mesi
Descrizione:
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Ad ulteriore specificazione delle problematiche che verranno affrontate nel corso della seconda fase si può aggiungere -- oltre a quanto già esposto sub 2.1. e 2.2. -- che i seguenti temi costituiranno oggetto di particolare attenzione nei workshops: 1) Libertà/uguaglianza Entro il catalogo normativo della cittadinanza figura una serie di diritti che si concretano in una semplice tutela della 'libertà negativa' e cioè in un limite posto all'intervento dello Stato (e dei terzi) nella sfera individuale, come nel caso della libertà personale, della libertà di pensiero, della inviolabilità del domicilio, della segretezza della corrispondenza, della proprietà privata e, nel modo più tipico, delle garanzie processuali dell'habeas corpus. Ma accanto a questi ci sono dei diritti, come l'autonomia negoziale, la libertà di associazione, la libertà di stampa e la libertà di iniziativa economica e finanziaria, che sono dotati di una spiccata capacità acquisitiva perché a certe condizioni il loro esercizio produce potere politico, economico e comunicativo a vantaggio dei loro titolari. E poiché in una società non pianificata solo una minoranza di soggetti è in grado di disporre degli strumenti politici, economici e organizzativi necessari per sfruttare le proprietà acquisitive di questo secondo tipo di diritti, ne segue che la cittadinanza produce disuguaglianza e libertà esattamente come l'economia di mercato produce disuguaglianza e ricchezza. Questa diagnosi è confermata dall'emergere di nuove forme di stratificazione sociale che in tutti i paesi industrializzati, a cominciare da quelli anglosassoni, hanno dato vita da una parte ad una maggioranza opulenta arricchita dal mercato o beneficata dallo Stato e dall'altra ad una vera e propria underclass: uno strato di soggetti stabilmente emarginati in termini non solo economici e di consumo privato, ma anche sociali, etnici e culturali e quindi esclusi, non solo di fatto, dall'esercizio dei diritti di cittadinanza. In realtà oggi si potrebbe sostenere una tesi esattamente opposta a quella di Marshall: nei diritti di cittadinanza è implicita una tensione verso la disuguaglianza. 2) Cittadinanza e mercato Non si può ignorare lo stretto legame storicamente esistente fra lo sviluppo del capitalismo, la differenziazione del sistema economico da quello politico e l'espansione dei diritti civili nel quadro del pluralismo politico occidentale. Marshall è su questo punto molto ambiguo. Sebbene costruisca l'opposizione fra cittadinanza e mercato come un conflitto fra principi antagonistici, sostiene per un verso che nella prima fase del suo sviluppo l'attribuzione dei diritti civili ai soggetti individuali era indispensabile all'economia di mercato e per un altro che lo sviluppo del Welfare State spianerà la strada ad una graduale e pacifica soluzione del conflitto. A suo parere lo stato sociale non solo impedisce che la logica (civile) dello status e la logica (mercantile) del contratto entrino in collisione ma le rende profondamente sinergiche. La cittadinanza civile consente infatti a ciascun individuo di impegnarsi come 'an independent unit' nella competizione economica per l'acquisto della ricchezza. E' significativo che a tutt'oggi i diritti sociali rimangano fermamente connessi all'esercizio di attività economiche. Lo stesso conferimento dei diritti di cittadinanza è stato usato in questo secolo come uno strumento di disciplinamento dei soggetti in funzione delle esigenze di un ordine politico-sociale basato sul mercato. 3) La sfida dell'immigrazione Quella dell'immigrazione si presenta come una sfida dirompente perché tende a far esplodere sia gli elementi della costituzione 'prepolitica' della cittadinanza, sia i processi sociologici di formazione delle identità collettive, sia infine le stesse strutture dello Stato di diritto. A queste strutture viene rivolta la pressante richiesta di un riconoscimento 'multietnico' non solo dei diritti individuali dei cittadini immigrati, ma delle stesse identità etniche di minoranze caratterizzate da una notevole distanza culturale rispetto alle cittadinanze ospitanti. 4) Legittimazione delle politiche immigratorie La lotta per cittadinanze pregiate assume la forma della migrazione di massa di soggetti economicamente e politicamente molto deboli --soggetti senza cittadinanza e senza diritti -- ma che esercitano, grazie alla loro infiltrazione capillare negli interstizi delle cittadinanze occidentali, una irresistibile pressione per l'uguaglianza. La replica da parte delle cittadinanze minacciate da questa pressione 'cosmopolitica' -- in termini sia di rigetto o di espulsione violenta degli immigrati, sia di negazione pratica della loro qualità di soggetti -- sta scrivendo e sembra destinata a scrivere nei prossimi decenni le pagine più luttuose della storia civile e politica dei paesi occidentali. Questo scontro mostra chiaramente che la cittadinanza opera nell'ambito della sovranità dello Stato moderno, e cioè di una forma politica nazionale, territoriale e burocratica. E' vero che la teoria giusnaturalistica concepisce i diritti di cittadinanza come diritti naturali ed universali di cui ogni uomo è titolare in quanto membro di una comunità politica. Nella realtà, tuttavia, la prestazione delle garanzie giuridiche e dei concreti vantaggi collegati alla titolarità della cittadinanza è regolata dal codice politico dello Stato sovrano, e cioè da un codice funzionale fortemente differenziato che ha al proprio centro l'istanza particolaristica della sicurezza, non quella universalistica dell'uguaglianza degli uomini e della giustizia. E ciò sottopone l'universalismo dei diritti sia a regole di esclusione che a regole di subordinazione. Ciò che nella retorica universalistica del giusnaturalismo e dell'illuminismo viene designato come 'uomo' (i 'diritti dell'uomo' in quanto distinti dai diritti del cittadino) o, nel linguaggio dei giuristi, come 'persona', acquista rilievo politico e giuridico soltanto nelle vesti dello 'straniero', e cioè del non-cittadino che per qualche ragione interferisce con il particolarismo dell'ordinamento giuridico nazionale. E la condizione dello straniero è disciplinata discrezionalmente dalla legislazione interna dello Stato (o da trattati bilaterali o internazionali sovranamente sottoscritti), a cominciare dalla definizione e discriminazione di distinte categorie di stranieri, dalla concessione dei permessi di circolazione e di soggiorno e dalle procedure di espulsione. In questo quadro interesse particolare assume lo studio delle basi di legittimità delle odierne politiche dell'immigrazione. Si cercheranno di mettere a fuoco le condizioni simboliche, sociali e mediali che, in contrasto con la retorica bicentenaria della cittadinanza, assicurano la legittimità delle politiche che ostacolano il riconoscimento dei diritti di cittadinanza agli immigrati. 5) Cittadinanza e istituzioni sovranazionali: il problema della globalizzazione giuridica Secondo numerosi autori l'interferenza delle normative internazionali con gli ordinamenti giuridici degli Stati dovrebbe dilatare e rendere più concreta la capacità dei cittadini di ottenere il rispetto dei propri diritti attraverso il ricorso ad autorità giudiziarie sovranazionali. Secondo questa corrente di pensiero all'interno dell'ordinamento giuridico internazionale convivono due diversi modelli normativi: il 'modello di Westfalia' incentrato sulla sovranità nazionale e il 'modello della Carta delle Nazioni Unite'. Il secondo modello sarebbe caratterizzato da norme internazionali che obbligano gli Stati a rispettare la dignità e i diritti fondamentali degli individui: si è verificata, insomma, una parziale erosion of the domestic jurisdiction. Si sarebbero inoltre affermati dei veri e propri 'principi generali' che non solo sono ritenuti vincolanti dagli Stati, ma prevalgono come jus cogens inderogabile sui trattati e le norme consuetudinarie. Il vecchio modello, secondo questa corrente di pensiero, prevale ancora nettamente dal punto di vista della effettività, mentre la logica 'comunitaria' e 'globalistica' che caratterizza il profilo normativo delle Nazioni Unite non è riuscita ad affermarsi che in misura molto limitata. Ma il progresso dell'ordinamento giuridico internazionale, sostengono questi autori, non può che andare nel senso di un totale superamento del 'vecchio modello' di Westfalia. Quest'ultimo riflette le caratteristiche 'primitive e individualistiche' delle relazioni fra gli Stati nell'Europa del seicento e del settecento, mentre è soltanto con la Carta delle Nazioni Unite che è stato fondato un moderno assetto giuridico internazionale. 6) Nuovi diritti Quando si parla di nuovi diritti si fa riferimento, come Bobbio stesso osserva, a categorie di diritti eterogenee e piuttosto vaghe. Esse corrispondono senza dubbio a interessi che sono profondamente sentiti dagli abitanti del mondo occidentale ma che non è agevole costruire nella 'forma' dei diritti soggettivi e non si sa come inserire nell'ambito della cittadinanza. Da più parti si sottolinea il rischio che il concetto di cittadinanza subisca un'inflazione normativa che ne può sfuocare il significato storico e funzionale e impedire di cogliere le notevoli diversità formali e sostantive che distinguono le varie specie di diritti, portando ad ignorare le tensioni esistenti fra di essi. 7) La "cittadinanza debole" Nella letteratura si possono rintracciare due letture prevalenti della 'cittadinanza debole' delle donne. La prima lettura enfatizza l'incardinamento femminile nella famiglia e prescrive strategie tese a contrastare questo incardinamento (migliori politiche sociali dirette a liberare le donne da molti dei compiti familiari). La seconda lettura mette a fuoco piuttosto la struttura e la logica maschili del mercato del lavoro come elemento di forte debolezza femminile rispetto al godimento dei diritti sociali. Questa interpretazione tende a prefigurare strategie che ridefiniscano bensì struttura e compiti familiari, ma a partire da una ristrutturazione radicale del mercato del lavoro che tenga conto dell'esistenza di due sessi. Mentre la prima lettura punta all'incremento dell'uso dei diritti politici da parte femminile come strumento di rafforzamento della cittadinanza (ed interpreta dunque quest'uso stesso come indicatore significativo dello statuto di cittadinanza degli attori sociali), la seconda punta più decisamente verso una ridefinizione dei confini tradizionali tra ambito del pubblico e ambito del privato, prefigurando una cittadinanza non modellata esclusivamente su uno standard costruito a misura del lavoratore maschio adulto. Le strategie delineate mirano a politiche di integrazione/assimilazione o politiche cosiddette 'multiculturaliste'. Queste ultime, adottate come correttivo delle politiche integrative, rispondono alle richieste femminili nella logica della cosiddetta identity politics praticata dalle minoranze etniche e culturali. |
In order to further specify the problems which will be treated in the second stage of the research (see sub 2.1 and 2.2), a detailed list of themes to which special attention will be paid in the remaining scheduled workshops may be added. 1) Liberty and Equality A number of rights falling under the normative catalogue of citizenship simply amount to the protection of 'negative freedom', which means that they simply limit interference by government (and other individuals) in individual lives. Among these are the rights of personal freedom, freedom of opinion, privacy and, most typically, the procedural guarantees of habeas corpus. But in addition to these there are rights, such as the liberties of contract, of association, of the press and of economic enterprise, which have a remarkable capacity for acquisition, for under certain conditions their exercise provides those entitled to them with political and economic power. Since in a free market society only a minority of people command enough political, economic and organizational resources to benefit from the acquisitive capacities of the latter kind of rights, it follows that citizenship produces inequality and freedom in exactly the same manner as market produces inequality and wealth. This diagnosis is confirmed by the emergence of new forms of social stratification in all industrialized countries, starting with the English speaking ones. This new social stratification has originated an affluent majority, enriched by the market and benefited by government, and a real underclass. This is a sector of people permanently marginalized not only in wealth and private consumption, but also in social, ethnic and cultural terms. Thus they are (not merely de facto) excluded from citizenship rights. Indeed, a thesis opposite to Marshall's could be held today: citizenship rights involve a tension towards inequality. 2) Citizenship and Market It is important not to overlook the strong historical link between the capitalist development, the differentiation of the economic system from the political system, and the extension of civil and political rights in the framework of Western political pluralism. Marshall is ambiguous on this. While he constructed the contrast between citizenship and market as a conflict between opposing principles, Marshall claimed that in the early phase of its development the attribution of civil rights to individual agents was necessary for the market economy. He ultimately thought that the development of the welfare state would pave the way for a gradual and peaceful settlement of the conflict. In his view, not only the welfare state prevents a collision between the (civil) logic of status and the (market) logic of contract, but it makes them mutually cooperating. For civil citizenship enables everybody to engage as 'an independent unit' in the economic competition for the acquisition of wealth. Significantly, today social rights remain firmly tied to the exercise of an economic activity. In this century the very provision of citizenship rights has served as a means of disciplining individuals to meet the requirements of a market-based social and political order. 3) The Challenge of Immigration Immigration presents itself as a disrupting challenge, for it tends to undermine the elements of the 'pre-political' constitution of citizenship, the sociological processes of collective identity formation, and ultimately the very structures of the rule of law. These structures are addressed by an urgent claim of 'multiethnic' recognition not only of individual immigrants' rights, but of the very ethnic identities of minorities which are culturally very different from the host citizenships. 4) Legitimation of Immigration Policies The struggle for 'prized' citizenships takes the form of a mass migration of individuals who are economically and politically very weak. They have no citizenship and no rights but they exert, through their pervasive penetration in the chinks of Western citizenships, an irresistible pressure for equality. The reaction of citizenships threatened by this 'cosmopolitan' pressure in terms of both violent exclusion of immigrants and practical denial of their legal and social status is writing and seems bound in the next decades to write some of the most tragic pages in the civil and political history of Western countries. This clash clearly shows that citizenship operates within the sovereign sphere of the modern state, i.e. of a national, territorial and bureaucratic political organization. Natural law theory sees citizenship rights as natural and universal rights to which any human being, as a member of a political community, is entitled. Actually, however, the provision of the formal legal protection and the positive benefits associated with citizenship is regulated by the modern political code, which is a highly differentiated functional code hinged on the particularistic requirement of security, rather than the universalist principles of justice and equality. This qualifies universal rights through both rules of exclusion and rules of subordination. What the universalist rhetoric of natural law and Enlightenment refers to as 'man' ('rights of man' as distinct from rights of citizen), or legal language as a 'person', is politically and legally relevant only as a 'foreigner', i.e. a non-citizen who happens to interfere with a particularist national legal order. And the condition of foreigners is regulated at one state's discretion by domestic legislation (or by freely endorsed bilateral or international treaties): from the definition and discrimination of different categories of foreigners, to the concession of visa and the procedures for expulsion. This picture makes a study of the legitimation bases of present immigration policies particularly interesting. The research will highlight the symbolic, social and media conditions legitimizing, against the bicentennial rhetoric of citizenship, policies which hinder the recognition of citizenship rights to immigrants. 5) Citizenship and Supranational Institutions: The Problem of Legal Globalization According to a number of authors, the interference of international regulations with the states' legal orders should extend and give practical significance to citizens' ability to have their rights secured, through resorting to supranational judicial authorities. On this view two different normative models coexist within the international legal order: namely, the 'Westphalia model' and the 'Charter model'. The former refers to the original arrangement of the international legal order, where only states are legal subjects, there is no 'international legislator' and the legal order consists almost entirely of primary norms and lacks organization norms and the means of law enforcement. Instead, on the model that has been emerging from the normative design of the Charter of the United Nations, individuals, social groups and peoples with a representative organization have a role, albeit limited. And states are bound by rules to respect individuals' dignity and basic rights: in sum, there has been a partial erosion of the domestic jurisdiction. Moreover, some 'general principles' proper would have emerged that not only are acknowledged as binding by the states, but are an unbreakable jus cogens overriding treaties and customary rules. This view admits that the old model is still largely predominant in practice, whereas the 'communitarian' and 'globalist' logic characterizing the normative profile of the United Nations has only succeeded within narrow limits. But the progress of international legal order, these authors claim, cannot but go towards the complete overcoming of the 'old' Westphalia model. The latter reflects the 'primitive and individualist' character of the relations between states in the seventeenth and eighteenth century Europe, whereas it is only with the Charter of the United Nations that a modern international legal arrangement has been established. This view, which might be called 'legal cosmopolitan', brings three normative expectations together: judicial centralism, legal pacifism and global constitutionalism. The latter, closely related to the theory of human rights, appeals to a world government's ability to provide international protection for those basic liberties of individuals that states cannot secure. 6) New Rights As Bobbio (1990) points out, the term 'new rights' refers to heterogeneous and somewhat vague kinds of rights. While they certainly respond to interests deeply felt by members of Western world, they can hardly be constructed in the 'form' of legal rights and cannot be easily included in the scope of citizenship. Many authors emphasize the risk of a normative inflation of the concept of citizenship which may dilute its historical and functional significance and blur the remarkable formal and substantive differences among the various kinds of rights, overshadowing the tensions among them. 7) 'Weak Citizenship' Two readings of women's weak citizenship prevail in the literature. The former emphasizes women's involvement with the family and suggests strategies meant to abate such involvement (better social policies aimed at freeing women from many of their family tasks). The latter instead focuses on the male structure and logic of the labour market as an element of women's remarkable weakness as recipients of social rights, and tends to devise strategies meant to redefine family structures and responsibilities against the background of a radical restructuration of the labour market, taking the existence of gender-based distinctions into account. Whereas the first reading aims at increasing women's use of political rights as a means to strengthen citizenship (seeing this use as itself a significant mark of social actors' citizenship status), the second reading aims more definitely at revising traditional boundaries between the public and the private, drawing a picture of a citizenship not strictly defined by the standard of the male adult worker. These strategies point at policies of integration/assimilation or so-called 'multicultural' policies. The latter, seen as qualifications to the former, respond to women's demands in the logic of the so-called identity politics pursued by ethnic and cultural minorities. |
Risultati parziali attesi:
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Nella seconda fase si intende discutere la letteratura più rilevante per i temi in esame e mettere a punto e discutere nei workshops i primi drafts dei lavori dei membri delle unità di ricerca su questi temi. In particolare al termine della seconda fase si dovrebbero essere esaminati i temi dell'immigrazione (vedi progetti unità di Genova, Camerino, Firenze e Roma), dei rapporti tra cittadinanza e mercato (vedi progetto unità di Firenze), quelli tra cittadinanza e nuovi diritti (vedi progetto unità di Pisa) e tra rivendicazioni femminili e diritti di cittadinanza (vedi progetto unità di Camerino). Verso la fine di questa fase sarà pronto il primo draft del rapporto sul ruolo svolto dalla costruzione dell'immigrato come deviante da parte dei mass-media nella legittimazione delle politiche restrittive dei diritti di cittadinanza degli immigrati. Si intende dedicare almeno due workshops (gli ultimi due) alla discussione di tale rapporto. Nell'arco di tempo coperto da questa fase si svolgeranno inoltre tre workshops del progetto finanziato dall'Unione Europea 'European Citizenship and the Social and Political Integration of the European Union', i cui temi sono a questo punto solo parzialmente delineati (la riunione organizzativa sarà tenuta a giugno 1999). A questi workshops tutti i membri delle unità di ricerca interessati ai temi che saranno discussi presenteranno dei papers. |
In the second stage the group will discuss the literature most relevant for the themes being considered and will prepare and discuss in a series of workshops the first drafts of their own research works. In particular, the issues of immigration (see the projects of the Genua, Camerino, Florence and Roma units), the relations between citizenship and market (see the project of the Florence unit), the relationship between citizenship and membership (see the projects of the Florence and Sassari units), the relations between citizenship and new rights (see the project of the Pisa unit), and the relations between citizenship rights and women's claims (see the project of the Camerino unit) will be treated. Towards the end of this stage a first draft of the report on the role of mass media construction of immigrants as deviants in legitimizing policies aimed at restricting immigrants' citizenship rights shall be ready. At least two workshops (the last ones) will be devoted to discussing this report. In addition, during the second stage there will be three workshops of the project 'European Citizenship and the Social and Political Integration of the European Union', funded by the European Union, whose topics are by now outlined only in part (the organization meeting will take place in June 1999). In these workshops all members of the research units concerned with the issues being discussed will read and/or present papers. |
Unità di ricerca impegnate:
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| La cittadinanza fra inclusione ed esclusione - Dipartimento di Teoria e Storia del Diritto |